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Pediatra sorridente che visita un bambino tenuto in braccio in uno studio medico

I principali controlli ortopedici nelle diverse fasi della crescita

La parola ORTOPEDIA significa bambino eretto, quindi anche nella denominazione della disciplina, il paziente è un bambino.E’ dall’età infantile infatti che si prevengono tutta una serie di disturbi che possono affliggere l’età adulta.

C’è da considerare che l’ortopedico che si occupa prettamente di bambini conosce molto bene ogni fase di crescita e quindi non confonderà mai una deformità tipica dell’infanzia con un difetto che sarebbe attribuibile ad un adulto.

Mi spiego meglio: dalla nascita ai 6 anni, i piedi sono piatti anzi piattissimi, e non bisogna confondere questa forma del piede con una patologia. Da quando iniziamo a camminare abbiamo bisogno di apprendere l’equilibrio e conoscere il pavimento che abbiamo sotto i piedi. Per questa ragione , madre natura ci regala dei piedi larghissimi in modo tale da apprendere ogni tipo di suolo durante la nostra deambulazione. Anche gli arti all’inizio sono vari (ginocchia da cow boy) poi valghi (a X) poi si riallineano. La colonna è iperlordotica (sederino in fuori) all’inizio, poi si riallinea…..e così potrei andare avanti per ore. Il compito dell’ortopedico pediatrico è sapere esattamente quando invece esistono elementi che si discostano dalla normalità, nell’ambito di quella fase di crescita.

Anche in traumatologia cambia tutto, le ossa crescono piu’ velocemente quindi cambiano i tempi e le modalità di trattamento

 

QUALI SONO I CONTROLLI PIU’ FREQUENTI CHE DOBBIAMO FARE PER OGNI FASE DI CRESCITA?

Premesso che ogni cosa i genitori notino di particolare, è meritevole di una visita. Detto questo esistono delle fasi standard di crescita che devono essere valutate.

Nella fase neonatale: visita generale per valutare eventuali deformità piedini, al collo ed alle anche; a tre mesi sarà utile eseguire ecografia anche per eventuale diagnosi di displasia congenita delle anche, patologia non valutabile con la sola visita.

Nella fase pre scolare e scolare:visita per valutare piedi ed arti perchè dai 0 agli 8 anni circa crescono soprattutto gli arti inferiori, per cui eventuali patologie come il piede piatto o le ginocchia vare o valghe, sono ben curabili in questa fase di crescita.

Nella fase adolescenziale: visita per valutare la colonna, perché cresce soprattutto la colonna e quindi patologie come la scoliosi o la cifosi devono essere diagnosticate e trattate proprio in questa fase di crescita.

A CURA DELLA DOTT.SSA CALDARINI

Fisiatra che valuta la mobilità delle spalle a una paziente seduta in studio medico

Il fisiatra. Dalla nascita all’età senile

Il fisiatra è il medico specialista della riabilitazione ma anche della “abilitazione”.

Grazie a questa peculiarità può intervenire in ogni fase del ciclo di vita dell’individuo.
La disciplina si pone trasversalmente rispetto alle altre branche della medicina ed interagisce con esse a diversi livelli.
Per esempio un bambino può necessitare l’intervento fisiatrico nelle prime ore di vita per valutare una anomalia posturale legata alla posizione in utero, una malposizione dei piedi o una difficoltà ad allineare il capo.
Osservando il bambino nei suoi movimenti spontanei (General Movements) dalla nascita ai primi mesi di vita, si possono mettere in luce delle difficoltà nell’organizzazione del movimento che possono aiutare nella diagnosi precoce di eventuali problematiche neurologiche.
Lo sviluppo psicomotorio del bambino unisce le acquisizioni motorie allo sviluppo psichico, il saper fare, sapersi relazionare e quindi crescere.
Un fisiatra specializzato in questo ambito deve monitorare che questo avvenga al meglio per sapere intervenire nel momento giusto qualora ci siano difficoltà, coinvolgendo i diversi specialisti ed indirizzando i genitori nel modo più adeguato; in questo caso non avviene un recupero, o appunto una ri-abilitazione, di una funzione persa ma una abilitazione, una facilitazione ad un apprendimento non ancora avvenuto.
Durante la crescita è importante poi osservare che non si sviluppino dei vizi posturali, soprattutto attorno all’età adolescenziale ma anche più precocemente, che possano portare allo sviluppo di vere e proprie asimmetrie strutturate come la scoliosi, con modificazione della struttura ossea del corpo. Una attenta valutazione con monitoraggio più o meno frequente permette di intervenire nel modo corretto prevenendo, limitando o correggendo con diversi strumenti queste problematiche.
Ancora una volta, la collaborazione con altri specialisti permetterà di affrontare le possibile cause eziologiche delle anomalie posturali in modo completo. Per esempio una malocclusione dentale o un difetto della vista possono essere la causa di una asimmetria posturale e saperle identificare come possibili cause può risolvere rapidamente la problematica grazie all’invio dallo specialista designato.
L’età adolescenziale è un periodo di grandi trasformazioni sia psicologiche che fisiche. E’ necessario accostarsi ai ragazzi con rispetto ed apertura anche nei confronti di quanto preferiscono tenere per sé, considerando tutti gli aspetti prima di proporre terapie o trattamenti specifici.

Con il crescere dell’età dei pazienti, la casistica del riabilitatore inizia a spostarsi in modo importante sulle problematiche osteomuscolari e tendinee. Dolori, limitazioni articolari, esiti traumatici, ma anche esiti neurologici.
Durante la gravidanza capita a volte di soffrire di lombalgia, sciatalgia o pubalgia, ma anche di avere una riacutizzazione di dolori dell’anca o dell’articolazione sacroiliaca. In questi casi la collaborazione tra gli specialisti è fondamentale per garantire il benessere della mamma e del bambino, trovando la migliore soluzione per il sollievo della mamma evitando l’utilizzo di approcci poco indicati per il bambino.
Un fisiatra, dopo una attenta valutazione, è in grado di proporre semplici esercizi che contengano i sintomi ed evitino posture antalgiche, selezionando i movimenti più adeguati che non comportino alcun rischio per la puerpera ed il nascituro.

Anche dopo il parto la mamma può presentare qualche difficoltà nel riequilibrio fisico. I tessuti muscolari e legamentosi si riadattano all’assenza del feto, il peso corporeo cambia, gli sforzi fisici e la tipologia dei movimenti si modificano. Tenere in braccio a lungo il bambino può provocare cervicobrachialgie o tendiniti al polso e alla spalla, nulla di grave naturalmente, ma sicuramente piccoli fastidi che è meglio risolvere subito piuttosto che cronicizzare.

Porre delle solide basi muscolari e posturali in età giovanile è molto importante per prevenire i dolori nell’età adulta. Il nostro stile di vita medio è abbastanza sedentario, molte persone passano la maggior parte del tempo sedute alla scrivania per lavoro e lo schema posturale è quasi sempre in flessione, per seguire il movimento degli arti superiori e per guardare il cellulare. Un’attività motoria regolare che favorisca movimenti di apertura, estensione e mantenimento della articolarità del rachide oltre che le lunghezze muscolari soprattutto della parte posteriore del corpo, favorisce il benessere e la prevenzione dei dolori articolari ed inibisce gli effetti di irrigidimento portati dalla artrosi.
Il fisiatra ha il compito non solo di curare ma anche di prevenire l’insorgenza dei dolori osteomuscolari lavorando sulla correzione delle abitudini scorrette, delle posture viziate e dei fattori di rischio identificati su ciascun paziente; deve porre particolare attenzione anche nel periodo menopausale della donna per favorire il corretto mantenimento del metabolismo osseo, prevenendo l’osteoporosi per quanto possibile, minimizzando i fattori di rischio, collaborando in tal senso con la paziente fino ad intervenire nel momento corretto con le terapie.

Nelle patologie acute come le radicolopatie da ernie discali l’intervento diviene più incisivo con la definizione degli esami strumentali necessari per una corretta diagnosi e l’utilizzo di diversi strumenti, farmacologici e non, per la soluzione in breve tempo del dolore acuto.
Terapie antinfiammatorie, antidolorifiche, nutraceutici per proteggere le terminazioni nervose oltre a terapie manuali, fisioterapia, terapie fisiche, mesoterapia, eventuali ortesi, ozonoterapia ed agopuntura sono tutti strumenti da dosare ed utilizzare con precisione per risolvere nel più breve tempo la sintomatologia dolorosa acuta.

La possibilità di lavorare trasversalmente rispetto alle altre discipline permette al riabilitatore di assistere il paziente in diversi momenti.
Può capitare che dopo un evento neurologico un paziente abbia bisogno della riabilitazione, ma anche dopo un intervento chirurgico ortopedico o addominale o toracico.
Per esempio in seguito ad un’ustione ed ad un intervento dermatologico è spesso indicata una valutazione fisiatrica ed un periodo di recupero funzionale.

Uno strumento utile da utilizzare con accortezza in tutte le problematiche elencate, oltre ad innumerevoli altre, che può sostenere e coadiuvare il lavoro del fisiatra è l’agopuntura che, pur partendo da un razionale diverso rispetto alla medicina occidentale, riesce a porsi come strumento complementare molto utile.
Per esempio è indicata l’agopuntura per trattare la componente dolorosa di una lombalgia o di una gonalgia mentre si lavora con un programma fisioterapico mirato. Per diminuire i disturbi della cervicalgia o della cefalea muscolotensiva senza abusare di farmaci. O ancora per problematiche adolescenziali quali l’acne, l’ansia, la dismenorrea o l’amenorrea che possono influenzare il benessere del giovane in una età tanto delicata.

Il lavoro del fisiatra è molto vario e per questo bellissimo; la possibilità di interagire con persone di diversa età arricchisce molto il professionista.
Poter poi collaborare, confrontarsi con specialisti diversi stimola in continuo la curiosità scientifica e permette di creare una rete utile per i pazienti stessi, dando modo di prendersi cura dell’individuo in modo olistico ed approfondito.

A CURA DELLA DOTT.SSA MEGLIANI

 

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Salute al femminile: qual è la differenza tra ecografia mammaria e mammografia?

L’ecografia mammaria e la mammografia sono i due esami strumentali che permettono di tenere sotto controllo lo stato di salute del seno. Ma quali sono le differenze?
L’ecografia mammaria è un esame eseguito attraverso l’utilizzo degli ultrasuoni e ha lo scopo di valutare la mammella nella sua struttura adiposa e fibrosa. È molto utilizzato nelle donne giovani perché consente di individuare strutture come la mastopatia fibrocistica o i fibroadenomi, che sono noduli benigni di consistenza fibrosa. Il consiglio è che vi si sottopongano le donne giovani, idealmente a cadenza annuale.
La mammografia è invece un esame radiografico e serve a individuare micro-calcificazioni o noduli anche di piccole dimensioni soprattutto in donne che hanno una mammella in involuzione, quindi con più di 40 anni. La mammografia viene quindi consigliata di solito dai 40 anni d’età. In presenza di una familiarità per tumore alla mammella, però, è bene che l’esame venga anticipato sempre su consiglio specialistico.

I noduli alla mammella: come riconoscerli?
I noduli al seno sono lesioni del tessuto mammario che possono avere origine a partire da diverse cause. Si presentano come nodosità all’interno del seno e possono essere dolenti o indolori e presentarsi con o senza segni associati, come secrezioni dal capezzolo o alterazioni cutanee. I noduli al seno non devono mai essere sottovalutati, ma ricordiamo che, circa nel 90% dei casi, rappresentano formazioni benigne. Perciò è bene chiedere un consulto specialistico, senza cedere a inutili allarmismi.

A cosa può corrispondere un nodulo della mammella?
• Una cisti semplice, ossia un nodulo fatto da acqua. Tipica dell’età fertile, può comunque manifestarsi anche dopo la menopausa. Si manifesta come nodulo di consistenza tesa, non durissimo, mobile a contorni regolari e può essere dolente. È determinato dalla stimolazione che gli ormoni sessuali (estrogeni e progesterone) esercitano sulla ghiandola mammaria. Nel caso in cui la cisti fosse dolorosa, potrebbe essere necessario svuotarla con una siringa (agocentesi), procedura semplice e indolore che risolve prontamente la sintomatologia.
• Il fibroadenoma è un nodulo benigno della mammella, solido, di consistenza dura e a margini regolari. La diagnosi viene verificata attraverso un’ecografia mammaria e l’unica accortezza da parte della paziente sta nel tenere sotto controllo la crescita del fibroadenoma.
• La mastopatia fibrocistica è una condizione fisiologica tipica del seno giovane che si presenta come un’area della mammella di maggiore consistenza alla palpazione a volte dolente, con incremento della sintomatologia dolorosa in prossimità del ciclo mestruale. Non essendo una malattia, non esiste alcuna terapia e non è necessario alcun trattamento medico.
• Il galattocele è un nodulo benigno della mammella che insorge durante l’allattamento. Spesso non necessita di alcun trattamento medico e tende a regredire al termine dell’allattamento.

Vacanze con il pancione? 3 regole d’oro da seguire!

Qualunque sia la vostra meta estiva, mare, montagna o lago, le vacanze con il pancione possono essere più faticose del previsto. Con i giusti accorgimenti, è comunque possibile godersi il meritato riposo anche quando il viaggio è all’estero.

La prima fondamentale regola da seguire per le future mamme è la corretta idratazione: si possono bere sia l’acqua sia estratti di frutta fresca per fare il pieno di vitamine e sali minerali, mentre al contempo vanno evitate tutte le bevande che contengono troppi zuccheri o quelle “energizzanti”. L’idratazione passa anche attraverso il cibo, perciò via libera alle classiche tre porzioni giornaliere di frutta e verdura, che vanno accuratamente lavate per evitare il rischio di contrarre la toxoplasmosi.

La seconda regola sembra scontata, ma spesso l’entusiasmo da vacanza gioca brutti scherzi: va evitata l’esposizione al sole nelle ore più calde. È preferibile dedicarsi all’attività fisica, come la camminata o il nuoto, di prima mattina o al tramonto e godersi la frescura dell’ambiente chiuso quando il termometro raggiunge temperature più elevate. Per chi ha la fortuna di avere un condizionatore, è consigliabile mantenere la temperatura attorno ai 24-26 gradi.

La terza regola ha a che vedere con la protezione: il rischio del cloasma gravidico è dietro l’angolo, perciò, per evitare la comparsa di macchie scure su volto e decolleté, è bene usare una protezione specifica alta, mettendo la crema solare in frigorifero 30 minuti prima del suo uso, per mantenere fresca la pelle.

Shiatsu: un valido alleato contro stress da lavoro e insonnia

I ritmi quotidiani che scandiscono le nostre giornate lavorative fanno sì che le vacanze estive siano ormai un lontano ricordo: scadenze, appuntamenti, impegni hanno preso il posto di rilassanti passeggiate e pennichelle pomeridiane. 
Secondo i dati Istat di ottobre 2017, su oltre 28 milioni di lavoratori, circa sei milioni di italiani soffrono di stress da lavoro e si tratta soprattutto di donne. Se si considera infatti che gli uomini rappresentano circa il 60% del totale degli occupati, sono ben 3 milioni e 200mila le donne lavoratrici con problematiche legate allo stress. Di queste circa un milione soffre di una condizione clinicamente rilevante: 500mila sono afflitte da disturbi d’ansia, 230mila da insonnia e 220mila da depressione. Le restanti  lavoratrici (2 milioni e 200mila) presentano comunque transitori disturbi di ansia, irritabilità, facilità al pianto, deficit di concentrazione, disturbi del sonno.
Tra i fattori determinanti si possono enumerare le forti pressioni lavorative, le barriere culturali che rendono la carriera manageriale della donna più difficoltosa e impegnativa rispetto a quella dell’uomo, le remunerazioni non in linea con le medesime posizioni ricoperte dai colleghi di sesso maschile, la competitività, i rapporti interpersonali e il difficile clima aziendale. Inoltre va sottolineato il ruolo di “care giver” che spesso la donna ricopre all’interno del nucleo familiare.
Più vulnerabili agli stati di ansia risultano le donne giovani – complici anche le alterazioni ormonali nelle diverse fasi riproduttive – e quelle che lavorano a contatto con il pubblico.
Tra le principali conseguenze di costanti stati tensivi c’è l’insonnia: non dormire di notte, avere difficoltà ad addormentarsi, avere il sonno interrotto più volte o risvegliarsi all’alba, nonostante ci si sia addormentati tardi, sono tutti aspetti di un disturbo del sonno che non va sottovalutato.
Attraverso lo Shiatsu, si può comprendere l’aspetto energetico in squilibrio e si possono ottenere ottimi risultati lavorando sul sistema energetico personale fino a raggiungere un miglioramento nell’equilibrio del ritmo sonno-veglia. Chi riceve un Trattamento Shiatsu entra in uno stato di pace a cui spesso non è abituato: pone corpo e mente nella condizione di sciogliere i blocchi energetici e di migliorare la propria condizione psicofisica.
La digitopressione si basa sulla teoria dei 14 meridiani principali dell’agopuntura, considerati i canali dell’energia vitale e legati agli organi dell’organismo. Nella digitopressione per l’insonnia si parte dalla stimolazione del punto corrispondente al cuore. Uno dei punti stimolati è infatti l’H7, dove la lettera “H” sta per “Heart”: si trova infatti sul meridiano del cuore.
Un altro punto utilizzato nella digitopressione per l’insonnia è il PC-8, detto “Palazzo del lavoro”, utile anche per alleviare stati di agitazione. Si tratta di punti Yin: l’insonnia, infatti, può essere favorita da una carenza di Yin, principio associato alla notte e al riposo, e corrispondente dunque a un eccesso di Yang.
Per maggiori informazioni sui trattamenti Shiatsu potete rivolgervi alla segreteria di Centro Sofia al num. 039 3900664

Speriamo che sia mamma

Nel corso dello scorso anno si è assistito a un calo del 2% di gravidanze in Italia: si tratta di 9mila bambini in meno rispetto al 2016. Migliorano però le condizioni delle gestazioni grazie agli importanti passi compiuti dalla medicina, anche se nel nostro Paese diminuisce il numero di donne che scelgono di instaurare una gravidanza. Dal 2008 a oggi infatti si contano 900mila donne in meno nella classe 15-50 anni. E, se da un lato le madri potenziali sono sempre di meno, quelle che poi diventano mamme davvero lo fanno sempre più in ritardo, ma come spiega il Dott. Mignini al Corriere della Sera l’età migliore per la vita riproduttiva delle donne sarebbe opportuno non andasse oltre i 33-35 anni. Deteniamo infatti anche il record europeo in negativo per quanto concerne l’età media della prima gravidanza: 31,8 anni, ovvero 32. Anche gli uomini vivono la prima esperienza di paternità attorno ai 35 anni. I giovani scelgono prima di tutto di realizzarsi da un punto di vista lavorativo ed economico per poter garantire a se stessi e alla propria futura famiglia la giusta stabilità, con la conseguente decisione di rimandare la gravidanza a un’età più avanzata. Spesso inoltre ci si ferma a un solo figlio. Ma cosa dicono i giovani in merito alle loro aspirazioni? Secondo i dati ISTAT, i ragazzi italiani vorrebbero diventare genitori a 28 anni e fare almeno due figli. Il sondaggio sottolinea quindi il desiderio dei giovani di trovare piena realizzazione anche in ambito privato e familiare. Sarà il 2018 l’anno che potrà chiudersi con un bilancio in positivo?

Quando il bebè si gira in previsione del parto?

La trentunesima settimana di gravidanza è un momento cruciale: in questi giorni infatti il bambino di solito si gira per assumere la posizione a testa in giù poiché non ha più molto spazio e spesso ha il singhiozzo. Il bambino mantiene le gambe e le braccia incrociate e, nel corso della trentunesima settimana, si posiziona nel modo corretto per venire alla luce. Ma quale posizione assume esattamente? Solitamente le ginocchia sono piegate, le braccia e le gambe sono incrociate e il mento è poggiato sul petto.
Anche il suo corpo, al contempo, attraversa numerose trasformazioni: le sue ossa continuano a rafforzarsi, compaiono sopracciglia e capelli e spesso può succhiarsi il pugnetto, il pollice e tenere gli occhi aperti.
Nel 4% dei casi, il bambino non si gira e rimane in posizione podalica per il parto. Perché accade? Non si conoscono con certezza le cause, ma vi sono alcune categorie più esposte a tale ricorrenza: le gravidanze gemellari, le mamme con il bacino stretto, le donne che soffrono di placenta previa. Un valido aiuto arriva dalla moxa o moxicombustione, un metodo naturale che si basa sui principi della medicina tradizionale cinese. Un esperto si occuperà di collocare  sui mignoli del piede un cono di artemisia che viene acceso e lasciato bruciare fino al suo esaurimento. Questi punti sulle dita sono detti “punti Zhiyin” e corrispondono al meridiano della vescica collegato all’utero. La loro stimolazione provoca un aumento dei movimenti fetali invitando il bambino a girarsi.

Sindrome premestruale: come migliorare la propria condizione?

La Sindrome premestruale in premenopausa è una condizione che può influenzare l’umore di una donna e ne soffrono 3 donne su 7. Si tratta di sintomi ciclici che si verificano prima della comparsa del ciclo mestruale e che spesso terminano con l’inizio del ciclo mestruale successivo. Il numero di giorni in cui si verificano questi sintomi varia a seconda delle donne e la stessa gravità dei sintomi può variare da ciclo a ciclo. I sintomi comprendono ansia, umore depresso, agitazione, rabbia, stanchezza, tensione mammaria, gonfiore e ritenzione idrica, fitte al basso ventre. I sintomi tavolta possono diventare così gravi da influenzare le relazioni a casa e al lavoro.
La causa scatenante la sindrome premestruale non è nota, ma tale condizione è probabilmente legata ai cambiamenti ormonali che si verificano prima della comparsa del ciclo mestruale.
L’esercizio fisico dà un importante contributo e va affiancato a una dieta povera di caffeina e ricca di alimenti contenenti vitamina B6, calcio, vitamina E, Omega 3 e magnesio. Anche i farmaci che fermano l’ovulazione (pillola anticoncezionale) possono ridurre e alleviare i sintomi dolorosi. Rivolgersi al proprio ginecologo è il primo e fondamentale passo per migliorare la propria condizione di vita. Sono ancora molte le donne che soffrono in silenzio perché sono imbarazzate da questo problema o non pensano che ci siano le opzioni per un trattamento curativo.

Influenza in gravidanza: come comportarsi?

Sono molte le donne che stanno vivendo la gravidanza durante questi mesi invernali in cui l’influenza ha raggiunto il proprio picco. La prevenzione è fondamentale: lavarsi spesso e con cura le mani ed evitare gli ambienti chiusi troppo affollati sono le due regole principali da seguire. Un altro mezzo per prevenire l’influenza è il vaccino, che si può fare tranquillamente anche durante la gravidanza, purché sia terminato il primo trimestre che rappresenta la fase più delicata in quanto vi è un maggiore rischio di perdita fetale. Per tutte coloro che, in assenza di un vaccino anti-influenzale, sono costrette a letto con l’influenza, si raccomanda di non lasciarsi spaventare da inutili allarmismi: l’influenza infatti non nuoce direttamente al feto, ma potrebbe comportare complicazioni alla madre. Il consiglio è di restare a riposo in casa e al caldo finché la malattia non avrà fatto il suo corso e i sintomi non saranno spariti del tutto. Il virus ha bisogno di qualche giorno per essere combattuto e debellato dall’organismo. Se la febbre dovesse salire, il farmaco più indicato in gravidanza è il Paracetamolo, che deve essere preso sempre sotto indicazione del proprio medico curante. Qualora la febbre durasse per più giorni, è bene verificare che non ci sia in corso un’infezione batterica e, solo in tal caso e su prescrizione del dottore, sarà necessaria la somministrazione di antibiotici adeguati.

Shiatsu in menopausa

In giapponese menopausa si dice: ‘anno del cambiamento del problema’. ’Si tratta della fine del periodo mestruale, ma soprattutto del periodo in cui la Natura sta chiedendo alla donna qualcosa di più, un cambiamento in una direzione meno legata alla fisicità e di più alla spiritualità.
Ovviamente la menopausa non è una malattia, ma in molte donne la cessazione del ciclo mestruale dà luogo a palpitazioni, vertigini, sudorazione profusa, cefalee, ronzio alle orecchie, dolori alle spalle e obesità, astenia e talvolta disordine mentale.

Il trattamento shiatsu in questo caso risulta essere particolarmente indicato in quanto, attraverso la pressione esercitata sul corpo, permette di riacquistare sia una percezione più fisica di sé che una percezione più intima e spirituale. Lavorando sull’’armonizzazione di alcuni punti specifici, si giunge a un maggiore stato di benessere generale e ciò aiuta la donna a sentirsi più compresa e ascoltata.
A livello terapeutico, si lavora maggiormente sul sacro (spesso distorto), nella zona della scapole, sulle caviglie e l’addome (spesso gonfio e teso). A seconda del disturbo che si accompagna maggiormente alla menopausa si lavorerà sui meridiani dell’intestino tenue, milza e fegato. Il lavoro sul meridiano del cuore si effettua in caso di cardiopalmo o disturbi nervosi, mentre quello sul triplice riscaldatore in caso di astenia, obesità o cefalea.

Generalmente la menopausa è un periodo molto delicato per la donna: non è solo l’aspetto fisico a cambiare, ma con l’esaurirsi della fecondità si assiste anche ad una trasformazione della sessualità svincolata dal concetto di procreazione. Crisi anche a livello psicologico: i figli sono cresciuti, sono andati e questo abbandono viene vissuto come una sindrome “da nido vuoto”; viene a mancare l’aspetto di gratificazione verso l’esterno. Dunque un alternarsi di bisogni, desideri ma anche malinconie, rimpianti. In termini di MTC questa instabilità di umori altro non è che la rottura di un vecchio equilibrio e il passaggio ad una nuova identità. Comunque sia il cambiamento si avverte innanzitutto a livello energetico: cala lo Yin del corpo, l’energia prevale sul sangue e se questa non è libera di fluire tenderà a risalire verso l’alto con segni di eccesso relativo di Yang (vampate, insonnia, agitazione, irritabilità, sudorazione profusa). Per questo è molto importante raggiungere un buon livello di consapevolezza di ciò che sta avvenendo e di accettazione della nuova realtà.

Shiatsu in gravidanza

La gravidanza è un momento in cui il corpo della donna si  adatta continuamente alle necessità del “nuovo essere” che sta crescendo dentro di lei, creando una situazione in continua evoluzione sia sul piano fisico che emotivo (basti pensare agli squilibri ormonali).

Tra le problematiche ricorrenti che la gestante può attraversare a livello “emotivo” (stato di forte stress ed ansia) e a livello “fisico” (sciatalgia, lombalgia, stitichezza, emorroidi e senso di nausea) la sofferenza più diffusa è legata all’’apparato digerente che determina nausea, vomito o difficoltà digestiva e che segna i primi mesi dopo il concepimento. Queste problematiche sono viste dall’antica Medicina Tradizionale Cinese da cui lo Shiatsu trae fondamento, come dovute a un “eccesso di yin”: gli organi che nei primi quattro mesi di gravidanza risultano sottoposti ad uno stress maggiore, sono proprio lo Stomaco e la Milza, organi che rappresentano il “centro” ed il “nutrimento” o sostegno, che da esso deriva. La madre che si appresta a nutrire una nuova vita “chiede al proprio centro” una potenzialità vitale maggiore e un impegno energetico che grava sugli organi interessati e da qui nasce la necessità di una ri-armonizzazione energetica.

Il trattamento shiatsu si svolge mediante una pressione perpendicolare e costante dell’’operatore. Sulle donne nei primi 4 mesi di gravidanza viene effettuato su un futon (materassino basso) in posizione supina, mentre dal 5 mese di gravidanza in poi la ricevente viene posizionata in decubito laterale o seduta utilizzando adeguati e comodi supporti (solitamente cuscini).

Osteoporosi: il nemico delle ossa

L’osteoporosi è una patologia ossea molto diffusa che consiste nell’indebolimento delle ossa e che è quindi conseguenza di uno squilibrio del metabolismo osseo. Nel corso degli anni, le ossa tendono a mutare e in particolare l’organismo sostituisce il vecchio tessuto osseo con uno nuovo. Questo avviene soprattutto nell’infanzia, quando il tessuto nuovo è maggiore rispetto a quello vecchio. Con i trent’anni, il tessuto osseo ha un picco di densità e forza. Questo ciclo di alternanza tra osso vecchio e nuovo è chiamato “ribodellamento” o “turnover” osseo.
Per quanto riguarda le donne, è molto importante che entro i trent’anni, al fine di evitare una patologia come l’osteoporosi, si costruisca il patrimonio di calcio osseo che segnerà poi il resto della vita. In particolare, può accadere che prima dei trent’anni la paziente non abbia sufficiente massa ossea forte: è proprio con i trent’anni, infatti, che incomincia il processo di degrado, un processo troppo veloce, al punto che, in presenza di osteoporosi, l’indebolimento delle ossa può portare a fratture della colonna vertebrale, del femore e del polso anche soltanto dopo semplici cadute. Durante la menopausa, i fattori che aumenterebbero il rischio di incorrere nell’osteoporosi sono l’anamnesi familiare positiva, il fumo, l’uso di droghe o l’abuso di alcol nonché l’ipertiroidismo e il diabete mellito. Le donne in menopausa che soffrono di osteoporosi accusano frequenti mal di schiena e, come si è detto, devono fare attenzione all’elevato rischio di fratture, soprattutto del femore. Un consiglio frequente da parte dei medici per ridurre il rischio dell’insorgere dell’osteoporosi in menopausa è instaurare un corretto supporto vitaminico e una consistente assunzione di latte e derivati, limitando i grassi e le fibre e assumendo un’adeguata quantità di calcio. Altri rimedi utili sono l’esposizione al sole, che favorisce la produzione di vitamina D, e l’attività fisica, che aiuta anche a prevenire le malattie cardiovascolari.

 

 

 

Il cancro al seno: la prevenzione è fondamentale

La prevenzione salva la vita. Questo concetto deve diventare un imperativo per tutte le donne che rientrano nella fascia d’età in cui è consigliabile eseguire esami senologici. Il cancro alla mammella è il tumore più frequente della popolazione femminile e rappresenta la  seconda causa di morte nelle donne tra i 35 e i 75 anni, dopo le malattie cardiovascolari. Le neoplasie mammarie, eccezionali sotto i 20 anni, rare tra i 20 e i 29 anni, divengono più frequenti dopo i 30 anni e raggiungono la massima incidenza tra i 45 e i 60 anni, mostrando un aumento relativo con il progredire dell’età. La prevenzione parte da uno stile di vita sano: un’alimentazione ricca di alimenti vegetali che cambiano ogni giorno e povera di grassi, zuccheri raffinati, proteine animali e poverissima di sostanze alcoliche, un’attività fisica regolare almeno tre volte ogni settimana per 60 minuti ogni sessione e la totale astensione dal fumo di sigaretta sono abitudini utilissime.

A partire dai 40 anni si consigliano la mammografia e l’ecografia mammaria, da ripetere ogni anno insieme a una visita senologica. Questi esami consentono di verificare l’eventuale presenza di noduli o formazioni sospette. In tal caso si può consigliare una biopsia, che può essere eseguita direttamente in sala operatoria o in ambulatorio con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo che consente un esame citologico o microistologico.

L’importanza dei controlli ginecologici: il Pap-Test e il Duo-Pap

Il Centro Sofia si prende cura della donna in ogni fase della sua vita attraverso controlli di ginecologia generale, consigliati anche a donne sane, per prevenire l’insorgere di eventuali malattie del collo dell’utero.
Il Pap test è un test di screening da effettuare ogni tre anni dopo l’inizio dell’attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età. Il ginecologo, grazie allo speculum, utilizza una speciale spatola e un bastoncino cotonato per raccogliere piccole quantità di muco sia dal collo dell’utero sia dal canale cervicale. Su questo campione, in laboratorio, si cercheranno le cellule esfoliate dal tessuto, perché siano esaminate con appositi metodi di colorazione e un approfondito esame computerizzato.
Il Duo-Pap è un esame semplice, rapido e affidabile che viene utilizzato per la prevenzione del carcinoma della cervice uterina. Si esegue come il Pap-Test e, oltre a una maggiore capacità di determinare la presenza di cellule anormali, è in grado di rilevare l’infezione da HPV. Il Duo-Pap è in grado di riconoscere in oltre il 97% dei casi la presenza di un’anomalia che può provocare l’insorgenza del tumore.
Presso il Centro Sofia è possibile eseguire il test per la ricerca di RNA di HPV, in combinazione con la ricerca del DNA di HPV e la citologia in fase liquida (FULL PAP).

Gravidanza: alcuni miti da sfatare

Quante volte avete sentito dire che se la pancia è a punta, si avrà un maschietto e che se la pancia è tonda, si avrà una femminuccia? Sono tanti i miti da sfatare in gravidanza. Scientificamente la forma della pancia dipende solamente dai muscoli addominali della donna e da quanto gli ormoni abbiano fatto rilassare le articolazioni pelviche per fare spazio al feto. Molti sostengono che quanto più grande sia la madre, tanto più siano alti i rischi che un bambino nasca con delle complicazioni ma anche l’età del padre è fondamentale. Tantissime volte avrete sentito dei danni causati dagli sforzi in gravidanza, con il conseguente consiglio di stare a risposo. Sollevare pesi o fare attività fisica mirata in gravidanza non fa distaccare la placenta, anche se è bene non fare sforzi esagerati per non affaticare la schiena.

Endometriosi: una definizione

Un problema da non sottovalutare, per molte donne, è l’endometriosi, una patologia che consiste nella presenza di endometrio e stroma di endometrio al di fuori della cavità dell’utero. L’endometrio è una mucosa che riveste l’utero e che ha il compito di ricevere e ospitare l’embrione allo stato di blastocele. Nel caso di mancata fecondazione dell’ovulo, concluso il ciclo mestruale, la parete endometriale si sfalda, per produrre così il sanguinamento tipico della mestruazione.

Con l’endometriosi, invece, l’endometrio si sviluppa anche nell’addome, in sede vescicale o retto-vaginale, nelle ovaie, nell’intestino, nel diaframma o anche nei polmoni. In queste zone si producono delle microperdite, che però non sono come quelle legate al ciclo mestruale: infatti il sangue tende ad accumularsi, portando così all’infiammazione delle aree circostanti e determinando infine la formazione di noduli e cisti.

La gravidanza, che produce l’arresto delle mestruazioni, può aiutare a evitare questa patologia, poiché si spengono i fattori che stimolano l’insorgenza o la progressione dell’endometriosi

Scuola materna: come affrontare il distacco?

L’inizio della scuola materna è il vero debutto in società del bambino: è il momento del distacco dalla mamma e dalla famiglia e segna il passaggio verso una maggiore autonomia. Il pianto del piccolo di casa è quasi inevitabile e non va demonizzato perché ha una funzione liberatoria e consente di scaricare la tensione. La scuola materna rappresenta una palestra importante. Il bambino, forse per la prima volta, non ha l’adulto tutto per sé, deve imparare a dividere le attenzioni della maestra con gli altri, a seguire nuove regole, a stare nel gruppo, ad aspettare il suo turno per utilizzare i giochi. Per tranquillizzarlo, è bene ricordargli come la routine di casa sarà sempre la stessa: “dopo l’asilo, papà viene a prenderti e andate insieme a mangiare la merenda”. Inoltre bisogna fargli capire che si comprendono le sue emozioni di bambino, ma che si ha fiducia nella sua capacità di gestire in maniera positiva le giornate all’asilo: “piangi un po’, ma poi basta. Mostra invece alla maestra il tuo gioco preferito, il libro che abbiamo comprato insieme, il disegno che hai fatto”.

Infertilità, diagnosi e terapie

Dopo un anno di ricerca prole senza successo, è utile rivolgersi a uno specialista per fare il punto della situazione e capire se e quali sono le problematiche responsabili dell’insuccesso riproduttivo.
Le indagini diagnostiche servono a capire quali sono le cause dell’insuccesso riproduttivo. Ad oggi, in almeno il 50% dei casi, l’unica causa o la causa associata e concomitante d’infertilità è maschile. Nonostante accertamenti approfonditi e specifici, spesso non s’identifica una “causa d’infertilità”.

In questi casi si parla d’infertilità idiopatica (senza spiegazione) che attualmente è diagnosticata in circa il 10-15% delle coppie che afferiscono a una consulenza specialistica.
Oggi, l’iter diagnostico, non mancando di accuratezza e precisione, deve essere rapido, snello e condurre in tempi ragionevolmente brevi a una diagnosi precisa e a una terapia la più possibile mirata.

L’anamnesi, ovvero la raccolta della storia medica e chirurgica della coppia, è tra gli elementi fondamentali di un iter diagnostico e svolge un ruolo di primo piano per identificare i fattori di rischio e i comportamenti a rischio dei parti della coppia che possano essere alla base dell’infertilità.

Tra le prime indagini diagnostiche da eseguire in caso d’infertilità, lo spermiogramma o analisi del liquido seminale è il primo e più importante esame per valutare la fertilità maschile.

Lo spermiogramma permette di valutare oltre alle proprietà chimico-fisiche dell’eiaculato, anche la concentrazione, la motilità e l’aspetto (morfologia) degli spermatozoi. I risultati sono messi a confronto con i parametri di normalità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); per una corretta valutazione della fertilità è opportuno avere almeno due valutazioni del campione seminale a distanza di almeno tre mesi una dall’altra.

Nel caso di alterazione grave dei parametri seminali è opportuno valutare con un urologo-andrologo, l’approfondimento della diagnosi con esami clinici e strumentali specifici (ecografie, doppler, dosaggi ormonali, cariotipo) allo scopo di identificare condizioni patologiche che possano influenzare la fertilità come ad esempio il varicocele, in altre parole la presenza di un’incontinenza venosa a livello dello scroto, oppure il criptorchidismo, cioè la mancata discesa di uno o di entrambe i testicoli nello scroto.

Nel versante femminile, i primi accertamenti diagnostici da eseguire sono quelli per definire la presenza dell’ovulazione, che è la più comune causa d’infertilità.

Oltre che con l’anamnesi, la valutazione di alcuni dosaggi ormonali eseguiti sul siero (FSH, LH, prolattina, TSH) sono importanti per identificare le principali anomalie endocrine correlate a difetti dell’ovulazione. La valutazione della riserva ovarica (test di riserva ovarica), in altre parole della riserva di ovociti presenti nelle ovaie, si esegue anch’essa mediante il dosaggio serico di alcuni ormoni (FSH, E2, AMH) associata all’ecografia pelvica transvaginale per la valutazione della conta follicolare antrale (AFC). Questa valutazione si esegue entro il quinto giorno del ciclo e permette di prevedere le capacità di riposta dell’ovaio all’induzione farmacologica della crescita follicolare.

Altri esami importanti nell’inquadramento dell’infertilità femminile sono l’ecografia pelvica transvaginale per documentare e controllare l’utero e le ovaie e la sonoisterosalpingografiache, grazie all’introduzione di soluzione fisiologica sterile attraverso il canale cervicale, permette di visualizzare la cavità uterina e la pervietà tubarica.

Esami di approfondimento più invasivi, per confermare e correggere eventuali anomalie che possono interferire con la fertilità, sono rappresentati dall’isteroscopia e dalla laparoscopia, tecniche di endoscopia che spesso richiedono sedazione o anestesia generale e ricovero ospedaliero.

Le terapie

L’infertilità è una condizione che spesso si può curare. Oltre alla correzione dei fattori che predispongono all’infertilità come il fumo e l’alcool, la terapia può essere “etiologica”, in altre parole fondata sulla risoluzione del problema che la causa, in altre parole legata alle tecniche di Procreazione Assistita, quando non è possibile ripristinare le condizioni che consentono una fertilità naturale.

Quando l’infertilità è legata alla mancanza o all’irregolarità dell’ovulazione, è possibile utilizzare farmaci che possono ripristinare l’ovulazione e quindi consentire l’insorgenza della gravidanza.
Questi farmaci (gonadotropine) sono somministrati per via intramuscolare o sottocutanea ogni giorno e agiscono direttamente sulle ovaie stimolandole a produrre più ovociti (induzione della crescita follicolare).
L’utilizzo di questi farmaci deve essere fatto solamente sotto stretto controllo del ginecologo che controlla ogni 2-3 giorni la risposta ai farmaci mediante ecografia transvaginale e se necessario dosaggio ormonale del 17 beta estradiolo, per evitare risposte inadeguate o eccessive, che se non riconosciute precocemente, possono mettere in pericolo la salute della paziente.
Normalmente si ottiene la presenza di follicoli maturi nel giro di 10-14 giorni.

Nel caso in cui la causa di infertilità sia legata a problemi morfologici (malformazioni uterine, miomi uterini, cisti ovariche, tube chiuse) la terapia “etiologica” prevede la correzione delle problematiche citate mediante tecniche di chirurgia mininvasiva (isteroscopia e/o laparoscopia) che possono correggere la patologia che provoca l’infertilità risolvendone il problema. L’opportunità di eseguire questi interventi per migliorare la fertilità è legata alle condizioni di ogni singolo caso e deve essere discussa con la coppia secondo la specifica situazione.

Per alcune cause maschili d’infertilità, come per le femminili, è possibile attuare delle terapie “etiologiche” che devono essere valutate caso per caso. La terapia per le infezioni croniche, l’utilizzo d’integratori con azione antiossidante o la correzione chirurgica del varicocele (vena varicosa del testicolo che può peggiorare la produzione degli spermatozoi) sono alcuni esempi di terapia andrologiche mirate.

Nel caso in cui le terapie “etiologiche” non siano efficaci nel ripristinare le condizioni che consentono una fertilità naturale, l’unica scelta sarà di ricorrere alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA):
– inseminazioni artificiali omologhe (IUI)
– tecniche di fecondazione in vitro e preservazione della fertilità presso il Centro di riproduzione assistita BIOGENESI (crioconservazione degli ovociti, FIVET, ICSI).

Benessere del corpo e della mente

Lo yoga rappresenta un’attività di fondamentale importanza da svolgere sia a casa, per poter consolidare quanto appreso a lezione, sia in palestra con un insegnante qualificato, in grado di spiegare ogni posizione (asana). La pratica quotidiana permette sia al corpo che alla mente di abituarsi con velocità ed elasticità ai cambiamenti: alle nuove posizioni yoga, ai nuovi sforzi e alle nuove difficoltà che si affrontano ogni giorno. Lo yoga insegna l’amore verso il proprio corpo, l’ascolto di ciò che si è e di quello che ogni parte del nostro essere ci sta comunicando. Gli esercizi permettono di lasciare fuori tutto quello che non riguarda lo yoga: il cellulare, i problemi quotidiani, la fretta, l’ego, le preoccupazioni.

Attività fisica e dieta equilibrata

L’amore verso noi stessi passa anche attraverso le buone pratiche di vita. Non occorrono grandi sforzi: basta porre un po’ di attenzione a ciò che si mangia e cercare di non condurre una vita troppo sedentaria. Mantenere il peso forma non è solo un’esigenza estetica, ma anche e soprattutto una scelta di salute contro l’insorgenza di molti tumori. Per esempio, un buon metodo consiste nel seguire la tradizionale dieta mediterranea. E non bisogna dimenticare che un’alimentazione corretta è anche la base della prevenzione per le malattie cardiovascolari e di una vecchiaia in piena forma. Alla giusta dieta si accompagna l’attività fisica: sono sufficienti 30 minuti al giorno per almeno cinque giorni alla settimana. Questo tipo di attività può includere, per esempio, una passeggiata nel parco o la scelta di salire le scale a piedi piuttosto che usare l’ascensore o muoversi in bici e non in macchina.

Infertilià di coppia

Le cause

L’infertilità è una condizione caratterizzata dall’impossibilità di concepire dopo almeno un anno di tentativi con rapporti non protetti.

(Definizione adottata anche dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS).

Una coppia su cinque ha problemi di concepimento e l’infertilità diviene spesso una dimensione intima e delicata di cui si preferisce farsi carico in solitudine.

In Italia l’accesso alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è regolato dalla Legge 40 del 2004. Tale legge assegna il compito di fotografare le attività di PMA in Italia al Registro Nazionale Italiano della PMA istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità.

I dati epidemiologici riportati dal Ministero della Salute nella relazione annuale del Registro Italiano della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) confermano che in Italia l’infertilità colpisce circa il 30% delle coppie in età fertile. Questo dato è simile a quello degli altri Paesi industrializzati; nel 2011 oltre 73000 coppie in Italia si sono rivolte ad un centro autorizzato per la PMA (vedi ultimo report Registro PMA).

La presenza di stress ambientali, l’inquinamento, il fumo, l’abuso di alcool, le pressioni sociali che spingono le coppie a posticipare il momento di cercare figli, sono tra i fenomeni riconosciuti come possibili cause dell’aumento dell’infertilità riscontrata negli ultimi quarant’anni. Modificare il proprio stile di vita controllando il peso corporeo e i disturbi dell’alimentazione, abolendo il fumo e la dipendenza dalle altre sostanze stupefacenti come l’abuso di alcool, e limitando il rischio o proteggendosi adeguatamente dal rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale, sono cautele importanti e utili a prevenire problemi d’infertilità.

Infertilità maschile
Numerose osservazioni hanno evidenziato un calo significativo dei parametri seminali negli ultimi cinquant’anni. Oltre ad una più attenta e corretta valutazione dei principali parametri seminali, ovvero la conta degli spermatozoi, la motilità e la forma o morfologia degli spermatozoi, numerose evidenze scientifiche dimostrano come l’esposizione a radiazioni e sostanze tossiche, il fumo di sigaretta, i microtraumi e lo stile di vita stressante riducono la fertilità. Inoltre, anche alcune condizioni come il criptorchidismo (ovvero la mancata o ritardata discesa dei testicoli nel sacco scrotale) ed il varicocele (ingrossamento ed incontinenza delle vene testicolari), possono provocare un peggioramento dei parametri seminali.

In termini semplici, l’uomo ha una produzione continua di “nuovi” spermatozoi in circa 90 giorni, per tutta la vita. E’ stato osservato però come un’età paterna superiore ai 50 anni di fatto aumenti i rischi di aborto e di anomalie genetiche nel feto.

Nell’uomo inoltre l’abuso di alcool diminuisce la produzione di testosterone ed è responsabile di un alto tasso di infertilità, vicino negli alcolisti all’80%.

Le infezioni causate dalle malattie sessualmente trasmesse possono causare prostatiti, uretriti o epididimiti che influenzano la produzione ed il trasporto degli spermatozoi, riducendone la capacità fecondante.

Infertilità femminile
La fertilità della specie umana è già in partenza, bassa. La massima probabilità di concepire, che sfiora il 30%, è presente solo nelle donne tra i 20 ed i 25 anni.

Questa probabilità si riduce con l’avanzare dell’età materna, tanto che statisticamente arriva al 20% nelle donne di 35 anni e scende fino al 10% nelle donne oltre i 40 anni.

La motivazione è legata alla gametogenesi, che a differenza di quella maschile non prevede la produzione di nuovi ovociti durante tutta la vita riproduttiva della donna, ma solamente la maturazione mensile di alcuni ovociti fino all’ovulazione. Terminato il “patrimonio” di ovociti disponibili, la donna termina la sua fertilità ed entra in ”menopausa” terminando la possibilità di concepire ed il ciclo mestruale. Nelle donne occidentali, l’età media della menopausa è di circa 53 anni.

Con l’aumentare dell’età materna quindi, non solo si riduce la riserva ovarica, ma aumenta anche l’età degli ovociti e questo spiega sia la diminuzione della possibilità di concepire che passa dal 30% per ciclo a 20-25 anni, a meno del 10% sopra i 40 anni, sia il rischio di abortività spontanea che passa dal 10% se si ha meno di 30 anni ad oltre il 40% sopra i 40 anni. L’invecchiamento degli ovociti provoca anche un aumento dei difetti genetici dell’embrione; per esempio il rischio di trisomia 21 (sindrome di Down) è di 1 ogni 2000 gravidanze quando la madre ha 20 anni, 1 ogni 900 gravidanze quando la madre ha 30 anni, 1 ogni 90 gravidanze quando la donna ha 40 anni e addirittura 1 ogni 25 gravidanze se la donna concepisce a 46 anni.

Il peso corporeo è un altro fattore determinante per l’infertilità.

Sia l’eccessiva magrezza che l’obesità sono condizioni che determinano nella donna l’infertilità. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità questa problematica è responsabile di circa il 6% dei casi di infertilità, e nel 70% di questi casi, recuperando il peso normale si può recuperare anche la fertilità.

Anche l’abuso di fumo, di alcool o di sostanze stupefacenti aumenta l’infertilità.

Si è stimato che il 13% dell’infertilità femminile sia legata al fumo e l’alcool per interferenza con la normale produzione ormonale, influenza la fertilità femminile.

Le malattie sessualmente trasmesse, in particolare la clamidia, molto più diffusa della sifilide e della gonorrea e spesso asintomatica, può causare danni all’apparato genitale femminile, in particolare alle tube, provocandone la chiusura e la conseguente infertilità.

Esistono poi molte situazioni cliniche, ad esempio la presenza di cisti ovariche, di fibromi, l’endometriosi, le malformazioni dell’apparato genitale, che possono creare delle condizioni che ostacolano o impediscono l’insorgenza della gravidanza, e che quindi devono essere curate o rimosse chirurgicamente per aumentare le probabilità o permettere il concepimento.

Primo incontro

  • Richiesta nuovi esami
  • Raccolta dell’anamnesi (la “storia” della coppia)
  • Visione esami pregressi
  • Ascolto e sostegno. Decidere insieme il percorso

La coppia esegue gli accertamenti richiesti

Secondo incontro

  • Visione e valutazione degli esami richiesti
  • Diagnosi o richiesta di accertamenti supplementari
  • Se accertamenti completi: impostazione di un programma terapeutico

L’infertilità si può affrontare serenamente.

Oltre alla correzione dei fattori che predispongono alla sterilità (come il fumo e l’alcool), la terapia può essere “eziologica” permettendo di correggere le cause patologiche che provocano l’infertilità. Qualora le terapie “eziologiche” non fossero efficaci per ripristinare le condizioni che consentono una fertilità naturale,

si ricorrerà alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Impostazione della terapia di PMA e discussione dei consensi

  1. Inseminazioni aritificiali omologhe
  2. Tecniche di fecondazione in vitro e preservazione della fertilità